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A MARZIO TREMAGLIA
Marzio Tremaglia era un uomo con cui era facile parlare: sapeva ascoltare, amava replicare.
Anche quando la malattia lo aveva aggredito, riusciva ad infondere una serenità che obbligava gli interlocutori a riflettere riguardo ad una forza interiore che appariva inespugnabile.
Un giorno mi sentii in dovere di chiamarlo per avvisarlo che suo padre Mirko, nonostante avesse subito poche ore prima un'operazione chirurgica molto seria, era intenzionato ad intervenire alla Camera dei Deputati dopo una trasferta da Bergamo a Roma già di per sé proibitiva.
All'ordine del giorno dell'assemblea di Montecitorio c'era il voto degli italiani all'estero e Marzio sapeva che per suo padre era una ragione di vita oltre che un impegno morale, per cui mi rispose:
"tu sai che mio padre è partito da quarant'anni per questa guerra e che è impossibile fermarlo. So che sta rischiando, so che dovrebbe stare a casa, ma nella vita ci sono battaglie che valgono più della vita stessa e nessuno potrebbe insegnare questo principio proprio a mio padre.
Ti chiedo solo un favore, stagli vicino quando chiede la parola e fammi sapere quando ha finitoâ?¦".
Mirko Tremaglia barcollò, sembrò svenire, ma portò a termine il suo discorso, aggiungendo un ulteriore tassello alla conquista del voto atteso da milioni di italiani all'estero.
Credo che Mirko abbia lavorato a innumerevoli iniziative, ma sono convinto che il suo capolavoro, compiuto condividendone i meriti con la moglie Ita, sia proprio Marzio.
E pur avendo affrontato infinite battaglie, ora il destino gli ha riservato la più dura.
Ma la perdita è gravissima anche per Bergamo.
Marzio Tremaglia era, non me ne voglia nessuno, di gran lunga il migliore esponente di partito che questa provincia abbia mai espresso.
Per chi, come il sottoscritto, tenta di impegnarsi in politica resta un punto di riferimento, una guida.
Figlio d'arte, ha sempre svolto con passione e convinzione il suo ruolo; con la stessa dedizione e con lo stesso impegno sia che si trattasse di affiggere manifesti negli anni in cui si rischiava fisicamente, sia quando fu chiamato ad altissimi incarichi istituzionali.
L'assessorato alla cultura ed alla trasparenza della Lombardia sembrava disegnato su misura per lui: la cultura della Regione più importante d'Italia affidata ad un uomo colto e raffinato, la delega per la trasparenza attribuita a chi ha fatto della morale in politica il dogma del proprio impegno.
Eppure, nonostante i risultati eclatanti, riconosciuti da alleati ed avversari, colpiva la modestia e la semplicità del personaggio.
Quando divenni deputato, occupando un posto che un fine politico come Marzio meritava cento, mille volte più di me, si complimentò, offrendomi collaborazione ed invitandomi a leggere alcuni testi. E proprio i libri erano la sua passione: mi divertiva quando raffrontava le pagine scritte dai grandi della letteratura con la realtà di ogni giorno, fatta talvolta di pochezze e di dolore.
Si racconta che Federico Fellini si commosse più per l'applauso spontaneo dei taxisti di Roma che per il tributo della platea di Hollywood.
Ebbene io credo che le ovazioni sincere, non di circostanza, che l'intera città ha donato a Marzio siano un segno importante di gratitudine che tutta una comunità , indistintamente, gli ha voluto riservare.
Perché in Chiesa, in comune, al cimitero, c'erano davvero tutti: i leader nazionali dei partiti, gli amici di una vita di Alleanza Nazionale, la squadra eccezionale con cui ha condiviso molti anni in consiglio comunale e � tanta gente.
C'era persino Stefano Callioni, artista originalissimo che Marzio sapeva ascoltare durante le passeggiate in Piazza Vecchia, felice, sereno attorniato da quei figli che ne rappresentano la continuità , anche nel coraggio con cui hanno affrontato questa tragedia.
A loro verrebbe voglia di dire che un giorno capiranno che il loro papà è tra i pochi che hanno speso una vita affinché la vita degli altri fosse migliore, a loro verrebbe voglia di dire che Marzio è riuscito con il suo lavoro a dare dignità alla politica, a riavvicinare i cittadini alle istituzioni, a rendere arte una professione.
E di questi bambini, della moglie, di questi splendidi genitori ha colpito proprio la dignità , la forza con cui è stato affrontato il dolore.
Sullo sfondo la stessa inspiegabile, sacrale serenità che si leggeva sul sorriso degli ultimi giorni di Marzio, uomo troppo intelligente per non aver compreso da tempo che la fine non era lontana.
La morte è ineluttabile, ma a pochi è riservato l'onore della immortalità del ricordo.
Giorgio Jannone
Pubblicato dal "Secolo d'Italia"
In memoria di Marzio Tremaglia. |
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